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domenica 23 marzo 2014

L'Arcivescovo di Chieti-Vasto, Bruno Forte, sull'etica dei commercialisti

Mi ha sorpreso trovare oggi sulla prima pagina del Sole l'intervento di un Arcivescovo (Bruno Forte, noto teologo), sul tema Etica della professione di dottore commercialista, presentato in un convegno alla Fondazione dell’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Chieti il 6 marzo. Per l'Arcivescovo Forte, i commercialisti hanno un grossa responsabilità: quella di orientare i comportamenti delle imprese verso il Bene comune (cito):

Pertanto, la responsabilità etica  del commercialista riguarda non solo gli interessi del cliente, ma anche e fortemente quelli della collettività: si potrebbe sostenere la tesi che suo compito specifico è mediare in maniera corretta fra interessi pubblici e privati, non contrapponendoli, ma commisurandoli, affinché il bene comune sia effettivamente il bene dei singoli, e questo sia a sua volta finalizzato al bene di tutti.
Questa premessa consente una riflessione più mirata a partire dal “caso serio” che è il dovere di ogni cittadino di pagare le tasse, specialmente in un momento di crisi congiunturale quale quello che attraversa il nostro Paese.
Per Forte, pagare le tasse non è l'unico dovere morale. Vi sono due imperativi collegati: che le tasse siano eque, e che il gettito raccolto sia speso bene dalle Amministrazioni (e qui fa cenno alla spending review che non è una mera operazione ragionieristica, ma un'azione contro l'immoralità degli sprechi e degli interessi personali).
Condivido questo richiamo alla responsabilità personale. Tante assunzioni di responsabilità possono mettere in moto un cambiamento che deve spezzare (è ben chiaro all'Arcivescovo) la Triplice alleanza tra Stato esoso e sprecone, apparato burocratico oppressivo (a volte tollerante) e contribuenti infedeli. Oggi i commercialisti sono sul libro paga della Triplice. I più bravi non ne possono più. Preghino, per avere il coraggio di affermarlo e chiedere il cambiamento.


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