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domenica 1 aprile 2012

Dagli USA il JOBS Act: contro il credit crunch una borsa tipo eBay

Dall'Economist di questa settimana apprendo che il 27 marzo è andato alla firma del Presidente Obama il JOBS Act. E' una legge che non parla di lavoro, né del compianto Steve: JOBS Act sta per “Jumpstart Our Business Start-ups Act”, una riforma del mercato azionario che porta l'orologio delle regole indietro, a prima della crisi del 1930. Lo scopo è far affluire equity alle Pmi  da investitori non professionali. Come? Riducendo gli obblighi di quotazione e i costi di compliance. Trovate maggiori dettagli su questo blog statunitense.

La proposta ha diversi passaggi "scandalosi" per i paladini della trasparenza e della correttezza. Si esentano dalla quotazione le società con meno di 2000 soci (prima il limite era 500). Fino a 1 miliardo di dollari di ricavi, i requisiti informativi sono allentati. Si facilita il collocamento online delle azioni presso investitori al dettaglio (crowdfunding). Le investment bank potranno diffondere ricerca (anche a contenuto promozionale) senza infarcirle di paginate di avvertenze e autodenunce. Sarà più facile portare imprese dinamiche lì dove ci sono capitali interessati. Sarà più facile anche tirare bidoni.
I presidenti, passati e presenti, della SEC si sono stracciati le vesti. Obama ne ha condiviso le ragioni, ma probabilmente firmerà. Non sono tempi di ortodossia finanziaria, e per far circolare capitale nel sistema si è disposti a chiudere un occhio. Se il Governo USA vuole sbloccare i canali di offerta, vuol dire che ha un presentimento: anche la domanda di azioni salirà, le imprese (con tutti i loro rischi) sono il settore finanziariamente più solido, e forse l'unico che potrà dare rendimenti reali positivi negli anni a venire.
Sapete che cosa penso? Che la tonnellata di regolamentazione prudenziale e di fair play che ha sommerso i mercati bancari e finanziari negli ultimi vent'anni costa uno sproposito ed è inutile al 99%. Anzi, peggio, ha un effetto ammorbante sulle competenze e sulla responsabilità di chi opera sul mercato. Nel sistema, per una persona che capisce i rischi ce ne sono tre che li classificano, li documentano, lasciano il bigliettino del metronotte: sono passato di qui alle ore 3.00, tutto tranquillo.
I mercati finanziari non sono mai stati un raduno di filantropi. La Borsa, per assolvere alla sua funzione nobile di alimento degli investimenti nelle imprese, deve essere anche casa da gioco. Come diceva Keynes, la liquidità dei titoli di capitale è un feticcio, un'alta forma di illusionismo, solo un circuito di trader professionisti riesce a farlo funzionare, ma in modo darwiniano.
Un mercato senza bidoni è un'utopia, ci si deve accontentare di un mercato che quota non soltanto bidoni, ma anche buoni investimenti, e che mette operatori informati ed esperti nella condizione di distinguerli. Alle origini dell'investimento in azioni abbiamo avuto la Compagnia delle Indie Orientali e la Borsa di Amsterdam (la fortuna di una nazione) e quella delle Indie Occidentali di John Law a Parigi (una bolla che ha distrutto le finanze di un regno).
Andremo verso un mercato intessuto di reti di relazioni corte, basate sulla fiducia. Le informazioni circoleranno per valutare gli investimenti e per convincere della loro bontà finanziatori competenti e disposti a rischiare. Non saranno le leggi e i regolamenti a far buone le relazioni finanziarie. Stampa questo post

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