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martedì 6 novembre 2007

Santi e divi



Ieri notte avevo scritto un commento al mio blog su Ognissanti per parlare della morte di don Oreste Benzi. Il commento se l'è mangiato il filtro anti spam. Ho pensato "Vabbè, pazienza", ma svegliandomi di prima mattina ho cambiato idea. L'impiccio tecnico in realtà era un richiamo: questo fatto merita di più di un fugace post. Ed eccomi qui al PC di casa. Non aspettatevi molto. Non sono della stoffa di Don Benzi e delle persone come lui, né conoscevo direttamente le sue opere. Mi sono entisiasmato leggendo alcune di queste testimonianze su Avvenire. La cronaca delle sue ultime ore:
«Aveva avuto un attacco cardiaco a Parigi, in occasione di una delle sue estenuanti missioni – racconta Giampiero Cofano, responsabile estero dell’Associazione e del settore antitratta internazionale – ma si ostinava a negare tutto». Invece, di malori don Benzi ne aveva avuti parecchi negli ultimi tre mesi. Martedì era svenuto all’aeroporto di Fiumicino, dopo un incontro con rappresentanti dei ministeri della Solidarietà sociale e della Salute. È stato assistito ma ha voluto continuare il viaggio, perché in serata doveva parlare ai giovani in discoteca. Era atteso all’«Europa», un locale dell’entroterra, dove si svolgeva una festa alternativa ad Halloween, insieme al vescovo di San Marino, monsignor Luigi Negri. È arrivato puntuale e, come ha detto a un suo collaboratore, «ha dato il meglio di sé ai suoi giovani».
[...]
Ne parla Oscar Baffoni, ex viveur, oggi responsabile dell’Associazione in Asia: «Avevo un tumore con metastasi, don Oreste mi ha aiutato molto». Era con lui anche giovedì sera al ristorante «Grotta rossa». Un’ultima cena con gli amici più stretti, a base di tagliolini e sangiovese, scherzando sulla malattia e sugli esami dell’indomani. «Una cena in gazzoia, cioè gioiosa, come diciamo noi in Romagna» conclude don Elio.
Ho un piccolo ricordo personale di Don Benzi dal Pellegrinaggio a Loreto del giugno scorso. Aveva preso la parola durante il cammino notturno, dicendo alcune cose sul dramma dei figli quando i genitori vivono separati. All'augurio di rivederlo l'anno dopo, ha risposto che a 82 anni non si possono fare programmi "Come Dio vorrà". Alla notizia della morte mi sono commosso ripensando alla testimonianza della disponibiità totale di quest'uomo.
Sarà per il risveglio ad ora mattutina, ma mi viene di fare un bizzarro accostamento con la testimonianza di un'altra persona. Pure lui cattolico, con una vita movimentata, a Report domenica scorsa ha detto queste parole:
GIANPIERO FIORANI – EX AMM. DELEGATO BANCA POPOLARE DI LODI: No, no, dunque lei consideri una cosa: il sottoscritto ha un rapporto coi soldi assolutamente ininfluente. Io sono sempre stato convinto, lo diceva mio nonno, che i soldi sono come le unghie... ricrescono! Se uno è bravo a farli li fa un’altra volta. Li perde tutti? Pazienza.
PAOLO MONDANI: La Villa di Cap Ferrat è stata sequestrata o mi sbaglio?
GIANPIERO FIORANI: Tutto sequestrato. Tutto è sequestrato.
PAOLO MONDANI: Villa Alberta no?
GIANPIERO FIORANI: Anche villa Alberta.
PAOLO MONDANI: Anche villa Alberta.
GIANPIERO FIORANI: [...] Ma lei scusi, secondo lei Villa Alberta o la Villa di Cap Ferrat, ma secondo lei domani mattina Fiorani non si riesce ad inventarsi un’altra casa o un altro posto più bello ancora? Ma che problemi ha?
Gianpiero Fiorani di sé parla in terza persona, come il principe De Curtis di Totò (è un complimento). Due volte prigioniero, dei problemi giudiziari (peraltro gestibili) e ora anche del mondo platinato del gossip. Dalla contesa con Cesare Geronzi alle lusinghe di Lele Mora (personaggi diversissimi, ma accomunati dal ruolo di registi di network formidabili, ognuno nel suo campo). Diceva bene Davide Rondoni il 2 novembre su Avvenire:
Oggi prevale la cura della fama, come se essa piccola o grande che sia, assicurasse un merito alla vita. Durare sì, nella chiacchiera degli uomini o nelle intitolazioni delle strade. I famosi sembrano i più fortunati e forti tra gli uomini. Ma 'l’uom s’etterna' solo perchè la sua fama dura oltre la sua fine? O forse, come ha espresso Dante, la fama è ­la preoccupazione un po’ isterica di intellettuali come Brunetto Latini, una finta, una malacopia dell’eterno?
Don Benzi ha sempre parlato in prima persona donando interamente sé per l'opera di un Altro. Lo sguardo di persone come lui fa rinascere alla vita, perché testimonia che siamo amati da sempre e per sempre. Ognuno di noi ha un valore infinito. "Che giova all'uomo guadagnare tutto il mondo se poi perde se stesso?". Sentire questo sguardo amorevole su di sé cambia la vita, la cambia in meglio. Tutto diventa più semplice, libero, su ogni circostanza si può costruire.
La carità, dono di sé commosso, non c'è nient'altro che possa renderci felici.

Luca

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